FORSE UN SOGNO?
(Nel villaggio degli Gnomi)
da
Storie del “Narratore”


Nel mio vagare molta strada avevo percorso quindi lasciai il sentiero dirigendomi verso il bosco; avendo bisogno di riposare approntai un giaciglio sotto un albero radunando delle foglie secche e, sistemandoci sopra la vecchia coperta mi distesi, per coprirmi usai il mantello di lana.
Dal tascapane ricavato da un vecchio sacco tirai fuori un pezzo di pane, uno spicchio di formaggio e carne secca che avevo ricevuto come ricompensa per un lavoro eseguito a un contadino abitante in un villaggio non molto lontano da qui; poche case arroccate su un largo sperone di roccia sospeso su un profondo dirupo e ben protette da mura spesse, solide, con feritoie e piccole torri arrotondate, l’accesso stretto era chiuso da un portone di legno di quercia massiccio che presentava molte scheggiature profonde, alcune vecchie, altre invece sembravano recenti infatti il legno all’interno della scalfitura era più chiaro. ALTOBORGO era il nome del villaggio.
Dopo aver mangiato la stanchezza prese il sopravvento e al sopraggiungere del buio gli occhi si fecero pesanti e mi addormentai.
Fui svegliato dal forte cinguettio degli uccelli che colorati e festosi all’alba si rincorrevano in cielo e tra i rami, guardando verso il bosco notai che la luce non riusciva a penetrare era ancora scuro, mi alzai e lentamente ripresi il cammino verso il sentiero che avevo lasciato la sera prima ma, improvvisamente un colpo di vento con violenza mi spinge in direzione del bosco, mi lasciai trasportare ed entrai.
Gli alberi erano di alto fusto con chiome ampie e le foglie di un verde intenso, anche il sottobosco era lussureggiante e fitto ma non ostruiva il cammino; mi addentrai per pochi metri in penombra, una nebbiolina leggera mi copriva i piedi e a poco a poco salendo fui avvolto in un fitto bianco candido “ovattato”, non udivo più il cinguettio, un altro senso era stimolato sentivo il profumo delle erbe, delle foglie e dei fiori che mi trasferivano benessere poche volte provato prima, la nebbia spinta da una leggerissima brezza mi accarezzava provocandomi dei brividi, era bello mi sentivo come sospeso!
Poco dopo si dirada e i raggi filtrano tra gli alberi intorno, non erano gli stessi di qualche minuto fa, lo scenario era diverso.
Attraversai un ruscello impetuoso l’acqua limpida e fresca violentemente scorreva rumoreggiando tra i sassi piccoli e grandi che ostacolavano il suo cammino, approfittai per bere e riempire la borraccia di legno.
Ripresi per un piccolo sentiero appena pronunciato, gli alberi erano bassi ma con tronchi molto grandi le radici uscivano dal terreno intrecciandosi e ostacolando il cammino; in lontananza si udivano colpi sordi di asce che intaccano i tronchi, vedevo del fumo salire tra gli alberi e un buon odore di cucinato mi invita ad affrettare il passo.
Sposto una fronda davanti a me e si apre una grande radura, il prato verde molto compatto sembrava un tappeto ricamato con molti fiorellini colorati, in fondo un piccolo villaggio le faceva da cornice; il sole ormai alto in cielo illuminava quelle casette facendo risaltare i colori vivaci delle mura…… che posto era mai questo!
Vedo delle figure dirigersi verso di me, con stupore noto che al loro avanzare la statura rimaneva sempre la stessa, si distinguevano maschi e femmine con alti cappelli a forma di cono e zoccoli di legno ben lavorati ai piedi, qualcuno timido rimaneva indietro altri più intraprendenti si avvicinavano rapidamente forse spinti dalla curiosità nel vedere un alto uomo barbuto davanti al loro villaggio.
Si fermarono a pochi metri, senza indugio il più anziano credo, si avvicina parlandomi, mi abbassai e poi ancora mi inginocchiai per sentire meglio cosa volesse dirmi ma non capivo assolutamente niente! Comandata dal vecchio una femmina che portava la figlia in braccio si allontana dal gruppo dirigendosi verso una casa distaccata dalle altre e meno curata appena dentro il bosco, entra per poi ritornare poco dopo portando una bottiglietta contenente un liquido bluastro, porgendomela mi fa capire di bere, con perplessità la presi tolsi il tappo ( il profumo che emanava non era molto invitante) e bevvi lentamente, dopo qualche secondo iniziò a girarmi la testa barcollavo….credevo fosse una pozione magica che da li a poco mi avrebbe rimpicciolito fino ad arrivare alla loro statura, invece no, il linguaggio che prima non capivo assolutamente diventava sempre più chiaro e scorrevole tanto che iniziai disinvoltamente a interloquire con loro.
Mi spiegarono che erano gnomi di BASSACHIOMA così il posto si chiamava, chiesero il mio nome e come fossi riuscito ad arrivare nel loro piccolo villaggio, mentre parlavo in tanti si avvicinavano, bambini, anziani……crearono un semicerchio davanti a me, tutti erano interessati a quello che dicevo.
Al calare del sole accesero un grande falò sul prato, mi invitarono a sedere tra loro offrendomi da mangiare, un trattamento di tutto rispetto; servirono dell’arrosto con contorno di verdure e frutti selvatici il tutto accompagnato da buona birra rossa schiumosa da loro prodotta, certo le mie razioni erano molto abbondanti rispetto alle loro.
Seguirono canti e balli intorno al fuoco, la legna scoppiettante sembrava avere lo stesso ritmo della musica e i bambini prima di andare a letto vollero farsi raccontare le storie del mio “mondo”, senza farmelo ripetere iniziai, mi ascoltavano in silenzio con molta attenzione…. ma dopo poco si addormentarono e le mamme li portarono in casa.
Rimasi solo con i maschi adulti che stringendosi ancora davanti a me vollero sapere il perché del mio nome, fui così costretto a raccontare episodi della mia vita piacevoli e meno che hanno portato la gente a chiamarmi in quel modo.
Ascoltavano con interesse quasi increduli, si beveva birra e tutti fumavano la pipa, mi offrirono da fumare (difficile per me con quella piccola pipa) e mi lasciai convincere, il tabacco era molto aromatico, rilasciava un buon profumo e accompagnava bene i miei racconti, continuai finche tutti ci addormentammo.
Mi svegliai trovandomi accovacciato sotto l’albero da solo, il sole era già alto, intorno a me nessuno, niente casette, bambini, prato, non sentivo parlare ma soltanto il cinguettio degli uccelli, ma dove erano finiti? avevo sognato tutto? sicuramente la stanchezza……peccato!!
Mi alzai rattristato dando una ripulita dalle foglie e dai ramoscelli rimasti attaccati alla coperta, presi il tascapane, con la mano cercavo all’interno del cibo rimasto dalla sera prima per appuntare lo stomaco ma toccai un oggetto che prima non avevo lo presi e lo estrassi …..i miei occhi si riaccesero alla vista, era…… la piccola pipa …….!!!
Ripresi il cammino a passo spedito e molto sereno ripensando alla bella esperienza trascorsa, ero stato con loro veramente!


Il Mondo degli Gnomi

Anche questo racconto da me inventato accompagna Il mondo degli Gnomi.
La ditta Elisena di Viterbo che ormai non produce più figurini aveva immesso nel mercato oltre che i figurini storici, le miniature fantasy di questi personaggi mitici ormai diventati introvabili; della serie prodotta a me personalmente ne mancano due.
Dipingerli è un vero piacere per la semplicità e per la buona scultura quindi per finire il lavoro non occorre molto tempo diciamo che i pezzi da assemblare sono pochissimi e il pennello scorre bene.
Quando ho dipinto il primo (lo gnomo con la gerla) e portato a concorso o mostra ho notato che riscuoteva curiosità e successo così decisi di acquistare gli altri soggetti… va bene…… non soltanto per quei motivi ma perché mi piacevano anzi mi piacciono tantissimo e dovrò trovare il tempo per dipingerli tutti, …. trovare il tempo…. !!!
Di seguito alcune foto dei modelli dipinti.


Paolo Parisi


G.M.Centumcellae

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